
Le canzoni reggaeton di J Balvin, Daddy Yankee, Bad Bunny, Karol G e Natty Natasha possono stimolare il tuo cervello più di Wagner, Vivaldi o Beethoven.
Questo è quello che emerge da uno studio condotto presso il centro di ricerca IMETISA, dell’Hospital Universitario de Nuestra Señora de la Candelaria en Santa Cruz a Tenerife in Spagna che ha portato la musica nel campo delle neuroscienze. Questo ritmo nato a Panama genererebbe stimoli nelle regioni del cervello responsabili dell’elaborazione non solo dei suoni, ma anche del movimento, in modo decisamente superiore rispetto alla musica classica, ma anche rispetto all’elettronica.
Per la ricerca sono state selezionate 28 persone senza precedente formazione musicale, con gusti musicali diversificati e con una media di 26 anni.
Tra i pezzi selezionati figurano quelli reggaeton Shaky Shaky di Daddy Yankee e Ginza di J Balvin. Per l’elettronica invece Passion di Alberto Feria e L’amour toujours di Dzeko & Torres, ma che tutti in Italia conoscono nella versione di Gigi D’Agostino.
Il reggaeton stimola il nostro cervello come nessun altro genere musicale
I ricercatori hanno analizzato, da un lato, anatomicamente il cervello di ogni partecipante. Successivamente il segnale BOLD (blood oxygenation level dependent), che consiste nel vedere quali aree del cervello incamerano ossigeno (che è quello che accade quando vengono attivate) e tramite un software sono stati rappresentati con colori diversi a seconda del più o meno attivo.
Il motivo per cui i testi sono stati rimossi dalle clip musicali di ogni stile è “perché volevamo studiare l’elaborazione della musica nel modo più puro possibile e il linguaggio avrebbe potuto (utilizzando altri percorsi neurali) mostrarci l’attivazione cerebrale che non è specifica per musica”. Queste le parole del neurochirurgo Jesús Martín-Fernández.
Il reggaeton è arrivato ad attivare anche i gangli della base
Ed è stato il reggaeton a mostrare una maggiore attivazione nelle regioni del cervello responsabili dell’elaborazione dei suoni (aree uditive) e dell’elaborazione del movimento (aree motorie), differenze che si sono rivelate maggiori rispetto alla musica classica. Anche l’elettronica ha mostrato una maggiore attivazione delle regioni motorie, ma significativamente inferiore rispetto al reggaeton. “Quelllo che più ha attirato la nostra attenzione è stata l’attivazione di una regione primitiva del cervello: i gangli della base”.
Rispetto ad altri stili come l’elettronica, lo stile che si è evoluto a Cuba e Porto Rico ha solitamente un ritmo che non varia durante la canzone. La musica classica, invece, è molto più complessa, con una varietà tonale e melodica molto maggiore e con un ritmo molto meno marcato e, quindi, meno prevedibile.
Il potere del Reggaeton sul nostro cervello:
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Etimologia e origine della parola Reggaeton



