
L’afrobeat continua a scalare gli indici di gradimento e fonde il meglio della musica africana con jazz, funk, soul, rap, dancehall, EDM, tra gli altri suoni.
Il termine “afrobeat” risale al 1966 e prende il nome dall’omonimo album dal vivo, registrato dall’inventore del genere Fela Kuti e i Koola Lobitos.
Come nel caso del reggaeton, attira tendenzialmente un pubblico di giovanissimi propenso a farsi coinvolgere da queste sonorità travolgenti: si stima che il 60% di ascoltatori vada da un’età compresa tra i 18 e i 29 anni. Ha guadagnato terreno sia nelle playlist che nelle classifiche di Spotify.
Più dei film di Nollywood, l’afrobeat è probabilmente l’esportazione culturale più importante della Nigeria dall’inizio del millennio. È una categoria musicale estremamente dinamica che incorpora vari stati d’animo, linguaggi, stili e generi esistenti. È doveroso però segnalare che terza al mondo per numero di film prodotti annualmente, Nollywood nel corso degli anni si è evoluta, fino a conquistare giganti dello streaming come Netflix e Amazon.
Le grandi hit che hanno varcato i confini della Nigeria
Lo stile che Fela Kuti rivelò al mondo negli anni ’70, è esploso grazie a Hollywood. Il film Black Panther: Wakanda Forever ha celebrato la sua première africana a Lagos con una colonna sonora intrisa di afrobeat che ha messo in risalto il talento del cantautore nigeriano Tems.
Canzoni come Love Nwantiti di CKay, Calm Down di Rema, Rush di Ayra Starr, Who is your Guy? di Spyro e Tiwa Savage, oppure Buga, hit virale di Kizz Daniel uscita con un coloratissimo video la cui coreografia è stata ballata in pubblico da personalità come George Weah, presidente della Liberia ed ex star del football, sono stati autentici successi planetari.
Electricity di Pheelz e Davido, che ci ricorda El Apagón di Bad Bunny nella tematica, affronta la questione scottante della scarsa elettrificazione in Nigeria. In modo sottile ma deciso, mette la palla nel campo della classe politica per risolvere il problema e migliorare le condizioni di vita. È un successo apartitico che risuona nel pubblico mentre attira l’attenzione dei politici.
Nessuno di questi single ha necessariamente valore elettorale o prescrive soluzioni ai problemi della società. Tuttavia, ognuno di essi offre vantaggi agli artisti e ai politici citati. Come descritto in queste pagine nell’articolo sul budots, l’importante è cavalcare l’onda.
L’afrobeat in America Latina
Analizzando le uscite del 2024, la presenza della musica afrobeat in cima alle classifiche ha visto una crescita, perché molti esponenti della scena latin urban che hanno dominato il mercato negli ultimi anni, stanno incorporando sempre più questo genere all’interno dei loro progetti.
Questo ritmo che si adatta molto bene ai toni caraibici è stato ben accolto in America Latina al punto che diversi artisti lo hanno sperimentato con successo.
Kapo, Ozuna Beéle, Nicky Jam, Ryan Castro, Farruko, Rauw Alejandro, Selena Gómez, Feid e anche Shakira hanno abbracciato l’afrobeat.
Mentre per molti cantanti di quelli citati si è trattata di una semplice esperienza, per Kapo è l’afrobeat è diventato il suo marchio di fabbrica con brani della portata di Ohnana e Uwaei, due hit che hanno preso d’assalto i social network e le piattaforme digitali.
Proprio questo ritmo ha cambiato il percorso creativo di diversi musicisti: l’afrobeat è ora una nuova luce per quelli che stanno intraprendendo una carriera musicale, perché inizia ad essere visto l’appproccio migliore per farsi conoscere.
Come nel caso di Elena Rose, che con la sua hit Orion in collaborazione con Boza, si è classificata al 12° posto nella classifica Weekly Top Songs Colombia dopo essere stata per diverse settimane tra le più ascoltate.
Cos’è l’afrobeat, il genere musicale che fa concorrenza al reggaeton.
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